#Finsubito news dalla rete – “Colosseo” di Viterbo, torna all’asta l’ecomostro del Riello: prezzo crollato in 11 anni


Il “Colosseo” di Viterbo, l’imponente struttura in cemento armato rimasta allo stato rustico per oltre un decennio e trasformata nel tempo in un simbolo di degrado e incompiutezza, torna all’asta. Per il controverso ed enorme complesso immobiliare di località Riello, situato proprio a due passi dal palazzo di giustizia e lungo la strada Tuscanese con accesso da via Falcone e Borsellino, scatta nuovamente l’ora dell’incanto giudiziario. È il 15esimo dal 2 dicembre 2015. Dall’ultimo, datato 21 aprile 2021, sono passati più di cinque anni.

L’11 novembre si tiene la 15esima asta telematica per la vendita del lotto unico relativo all’esecuzione immobiliare promossa dal tribunale di Viterbo. Un bene mastodontico per il quale è stata fissata una base d’asta di un milione di euro, con possibilità di presentare offerte minime da 750mila euro. Il rilancio minimo in caso di gara è di 5mila euro, mentre la cauzione richiesta è pari ad almeno il 15% del prezzo offerto. Cifre che appaiono quasi simboliche se ripercorse alla luce della storia e dei costi da capogiro sostenuti per la costruzione della struttura.

C’è da vedere, però, se l’asta riuscirà a trovare un investitore non solo con la capacità finanziaria necessaria per rilevare il gigantesco cantiere del Riello ma soprattutto di restituire nuova vita a un’area strategica per la viabilità e l’urbanistica della Città dei papi.

Il progetto: un polo futuristico da 118 milioni

Guardando le carte peritali firmate dal consulente tecnico d’ufficio (Ctu), l’opera era stata concepita come un polo polifunzionale ed avanguardistico a pianta circolare-anulare. Sviluppato su ben 11 piani (tre interrati, piano terra e sette piani in elevazione) per una superficie lorda di circa 73mila 491 metri quadrati, il progetto prevedeva di integrare diverse destinazioni d’uso.

Residenziale (142 appartamenti con box, posti auto e roof garden), commerciale (galleria con 74 negozi, cinema, centro sportivo e ristoranti), direzionale (circa 60 uffici e ampi spazi espositivi) e alberghiero (un hotel a 4 stelle da 101 camere). In copertura erano persino previsti alcuni impianti sportivi, come una pista da atletica e varie piscine.

A completamento dei lavori, il valore dell’intero complesso era stato stimato oltre la cifra monstre di 118 milioni di euro. Tuttavia, le vicissitudini finanziarie e il blocco dei cantieri hanno lasciato sul terreno solo i nudi e imponenti scheletri in calcestruzzo.

L’acquisto e il piano colossale

Il 16 settembre 2003 la società costruttrice acquista i terreni dalla Carivit per un prezzo di 3 milioni 111mila 900 euro + Iva. Dopo vari passaggi e varianti volumetriche, il progetto del gigante anulare nasce il 27 dicembre 2007, quando il Comune rilascia il permesso di costruire. Il cantiere parte a pieno ritmo nel 2008: imponenti scavi, deviazione di condotte idriche, fossi intubati e l’innalzamento di tre gru enormi da 45 metri. Fino al 2010 vengono realizzate le imponenti strutture in cemento armato, per oltre 39 milioni di euro di sola costruzione eseguita.

Blocco del cantiere e tracollo finanziario

Il 10 agosto 2011, però, il titolo edilizio triennale scade. La società presenta istanza di rinnovo, ma il Comune richiede il pagamento tardivo della terza rata del “costo di costruzione” (con sanzione di 16mila 643,68 euro). Il pagamento e i lavori si bloccano, complice anche la crisi del settore. Arrivano due decreti ingiuntivi dei creditori: uno il 21 ottobre 2011 per un milione di euro e un altro il 30 dicembre 2011 da 2 milioni 400mila euro. Il 22 maggio 2012 scatta il pignoramento immobiliare.

L’abbandono

Il 16 luglio 2013 il Ctu nominato dal giudice per valutare il bene esegue il sopralluogo e trova una cattedrale nel deserto priva di finiture e insidiosa. La situazione è desolante e pericolosa: il gigante di cemento è isolato, pieno di botole aperte, armature arrugginite, prive di illuminazione e recinzioni forzate. Il perito rileva persino “tracce di presenze estranee”: accessi abusivi, veicoli abbandonati, segni di effrazione. Il Ctu calcola che per ultimare l’opera servirebbero 118 milioni di euro, ma nello stato attuale (“al rustico”) stima il valore di mercato dell’opera eseguita e dell’area in circa 50 milioni di euro.

Il “Colosseo” del Riello è una trappola mortale: accessi liberi, bivacchi e strutture che crollano

Il calvario delle aste

Negli anni successivi il bene è stato posto in vendita a cifre proporzionate alla perizia iniziale, partendo da tentativi d’asta attorno ai 37-50 milioni di euro. A causa della totale mancanza di offerte (dovuta ai costi proibitivi necessari al completamento dell’opera, ai vincoli urbanistici e alla crisi del settore) il prezzo ha subito sistematici ribassi di asta in asta. Si arriva così alla determinazione dell’attuale asta, in cui il prezzo base è crollato alla cifra simbolica di un milione di euro.

Lo stato attuale e le insidie del cantiere

Ad oggi il complesso, che insiste su un’area complessiva di oltre 3 ettari (30mila 353 metri quadrati), si trova totalmente allo stato rustico ed è privo di finiture. Come evidenziato dalle perizie depositate agli atti del tribunale, le licenze edilizie originarie sono ormai scadute e il futuro acquirente dovrà farsi carico di richiedere i nuovi permessi al Comune di Viterbo, oltre a regolarizzare eventuali difformità formali e completare le opere di urbanizzazione.

Nel compendio sono incluse anche porzioni di terreni destinate alla cessione gratuita al Comune per viabilità e parcheggi, tra cui l’area antistante il tribunale, e una particella oggetto di procedura di esproprio ormai giunta al termine.

Modalità di vendita e dettagli dell’asta

La vendita sarà gestita in modalità telematica asincrona senza incanto, sotto la supervisione del professionista delegato e custode Pietro Benucci e davanti al giudice dell’esecuzione Federico Bonato. Termine ultimo per la presentazione delle offerte, il 10 novembre alle 13.

Tutti i dettagli sulle modalità di presentazione delle offerte criptate tramite il Portale delle vendite pubbliche (Pvp) e la relativa documentazione peritale sono liberamente consultabili sui siti ufficiali del tribunale di Viterbo e di Astegiudiziarie.


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